
Ore sette della sera, tempesta piena, nevica così forte che non c'è più neanche una traccia sul nastro d'asfalto. Mancano solo 30 km per arrivare a Salisburgo ma è troppo pericoloso proseguire. Le moto sbandano e anche se in movimento, sono coperte di neve, il faro anteriore emette una fioca luce attraverso l'accumulo presente nella parte frontale.
Decidiamo così di fermarci al primo autogrill per decidere cosa fare. Anche il corpo dice che è il momento di fare una pausa, il freddo sta disintegrando tulle le calorie disponibili.
Ecco il cartello, solo 4 km, l'autostrada è in lieve discesa e posso già vedere la meta. Divoriamo quell'ultimo tratto e siamo arrivati.
Continua a nevicare abbondantemente, l'area di servizio è invasa da turisti che ordinatamente e senza preoccupazioni entrano ed escono da giganteschi pullman.
I loro sguardi incrociano i nostri, in un misto di ammirazione e compassione quand'ecco la voce che ci distoglie dai nostri pensieri... Un giovane in tuta da sci ci si avvicina e dice "Are you crazy?" Sorride, ci strige la mano, chiede altre informazioni sul nostro "folle" viaggio, anche lui vuole sapere perché siamo li, ma in realtà non abbiamo una risposta a quella domanda o forse si... questa però è un'altra storia.
Volevo solo raccontare da dove nasce il nome "Crazy Elephant" tutto qui; elefante pazzo, l'elefante che supera le alpi per andare dove si riunisce il branco, dove si respira l'avventura, dove non ci sono gabbie ne pubblico ma solo altri elefanti.
Nessun commento:
Posta un commento